Bicchieri d’epoca georgiana

Georgian Drinking Glasses

di Sharen Custer, esperta di 62days

I bicchieri d’epoca georgiana sono il risultato delle competenze tecniche e artistiche raggiunte in Inghilterra nel XVIII secolo. Peso, spessore e il particolare scintillio del vetro stesso sono le caratteristiche innate di questi bellissimi recipienti.

Sono particolarmente stimati dai collezionisti per la gran varietà di forme e decorazioni. Nonostante l’apparente fragilità del vetro, i bicchieri d’epoca Georgiana sono sopravvissuti in quantità tali da venire ancora oggi avidamente collezionati. Sebbene alcuni siano estremamente rari e quindi costosi, è ancora possibile reperire sul mercato e a prezzi ragionevoli molti esemplari, bellissimi ed interessanti.

 

La storia dell’oggettistica in vetro georgiana

Prima della fine del XVII secolo, i bicchieri e generalmente gli oggetti in vetro erano costosi e un lusso riservato a pochi. Nei circoli raffinati e frequentati dai ricchi, vino, birra, liquori e cordiali venivano sorseggiati in bicchieri delicati e finemente soffiati che venivano importati da Venezia o che provenivano da altre nazioni europee ma che erano pur sempre prodotti da artigiani italiani. Questi primordiali bicchieri venivano prodotti in vetro alcalino. Il prodotto veniva ottenuto miscelando carbonato di sodio e silice e il vetro che ne risultava aveva una colorazione leggermente torbida. L’Italia in pratica ne deteneva il monopolio produttivo.

Alla fine del XVII secolo comunque l’Inghilterra iniziò a rivaleggiare con l’Italia e divenne un importante centro di produzione del vetro. Nel 1674 George Ravenscroft, un vetraio inglese, brevettò un nuovo tipo di vetro. Noto come vetro al piombo, conteneva sia piombo che silice. Rispetto al normale vetro alcalino, era straordinariamente trasparente. Era inoltre di gran lunga meno fragile, cosa che gli consentiva di sopravvivere alla decorazione tramite incisioni e senza rompersi. L’industria della produzione del vetro si sviluppò rapidamente e nell’800 moltissime erano le vetrerie in funzione.

Come tutti gli articoli in vetro prodotti precedentemente al 1825, i primi bicchieri venivano tutti soffiati a mano. La produzione delle tre parti che li componevano avveniva separatamente – la coppa, lo stelo e il piede. Prima di tutto la coppa veniva fissata allo stelo, in seguito veniva aggiunto il piede. I tipici bicchieri degli inizi del XVIII secolo, noti come balaustri, avevano coppa conica o a imbuto, un corto gambo a balaustro con una pronunciata protuberanza o nodo e piede piano a cupola o conico. Con l’avanzare del secolo XVIII i balaustri iniziali assunsero forme più meno pesanti, con lungi e raffinati steli e nodi più piccolo. Le coppe iniziarono ad assumere le forme più svariate e per la decorazione vennero impiegate la tecnica dell’incisione, della coloratura e della smaltatura.

L’antica pratica di includere una bolla d’aria nello stelo si evolse in uno stelo più complesso con spirali d’aria interne. Questo procedimento avveniva intrappolando una bolla d’aria nel vetro fuso destinato allo stelo e torcendolo, dando come risultato dei delicati disegni a spirale. Più tardi i medesimi effetti vennero riprodotti utilizzando bacchette di vetro bianco opaco e colorato. Gli steli dei bicchieri così decorati vengono definiti a stelo opaco-ritorto e colorato-ritorto.

Tra le bevande alcoliche di epoca georgiana troviamo birra forte, sidro, vino, cordiali e ratafià (un liquore molto aromatizzato), e molte di queste bevande comportavano l’uso di speciali bicchieri. La birra forte e vigorosa veniva assaporata in modeste quantità da coppe sottili ed allungate. Spesso le coppe riportavano incisioni che raffiguravano luppolo e orzo. Più tardi nel corso del medesimo secolo XVIII luppolo e orzo andarono a decorare grandi bicchieri noti come tumbler, grandi coppe note come rummer e altri bicchieri riservati alla birra. I bicchieri con coppe snelle e allungate erano adatti ad assaporare sidro e champagne.

Anche i bicchieri da vino assunsero le forme più svariate. Alle coppe veniva data forma di tromba, di campana e imbuto arrotondato. Le coppe dei bicchieri da vino erano decorati da una serie di motivi che rappresentavano appropriatamente il frutto della vite. I bicchieri da cordiale si distinguevano per le coppe a forma di piccolo imbuto o ovoidali e per gli steli alti e corposi. I bicchieri da ratafià, noti anche come flute da cordiale, avevano la coppa a flute e gambo corposo e lungo. I bicchieri da cordiale e da ratafià non erano solo meravigliosamente incisi, molti poi erano corredati da raffinati gambi a spirali d’aria interne o colorati e ritorti.

I bicchieri da brindisi somigliavano ai bicchieri da cordiale, ma le caratteristiche spesse pareti della coppa riducevano di proposito la loro capacità. Questo consentiva al maestro di cerimonia di rimanere sobrio mentre officiava il suo ruolo durante le occasioni mondane. Al contrario, i bicchieri da brindisi utilizzati dagli ospiti riuniti erano molto delicati. Generalmente avevano la forma di sottili flute non decorati. Dopo il brindisi, l’uso imponeva di rompere il bicchiere tra le dita. La pratica, che faceva consumare un sacco di vetro, venne abbandonata attorno al 1750.

I “firing glasses” dovevano essere resistenti e massicci, se dovevano sopportare il rozzo trattamento cui erano soggetti quando le liete serate diventavano molto allegre. Per segnalare di far silenzio prima di fare un brindisi o prima di cantare una canzone, i bevitori erano soliti battere rumorosamente il loro bicchieri sul tavolo. Il suono riprodotto somigliava molto al rumore di una sparatoria, così ebbe origine il termine “firing glass”.

I bicchieri più grandi e lisci di epoca Georgiana erano i rummer. Il termine deriva da Roemer, termine Tedesco che significa calice. Nella forma tipica presentavano una grande coppa a forma di tazza e corti steli nodosi. Molti venivano usati nelle taverne per servire birra, vino bianco delle Canarie, sidro, ma anche vin brulé. I rummer più piccoli venivano utilizzati per liquori come il gin e il rum.

La tecnica decorativa più utilizzata sui bicchieri d’epoca georgiana era l’incisione. La smaltatura e la doratura sono invece abbastanza rare da trovare. Per l’incisione esistevano tre metodologie: l’incisione a punteruolo, alla mola e a punzone. L’incisione a punteruolo era un semplice procedimento eseguito grazie a una punta in ferro o in diamante. Erano gli emblemi e gli slogan a essere solitamente applicati con questo metodo. L’incisione alla mola era una specialità degli artigiani olandesi. Il bicchiere veniva passato su una mola abrasiva. Questo modo venne estensivamente usato per decorazioni come luppolo e orzo, viti, bordi floreali e stemmi. Anche l’incisione a punzone era una specialità olandese. Costruita grazie a tantissimi puntini, un’immagine incise a punzone appare come se fosse stata letteralmente soffiata sulla superficie del bicchiere. L’effetto è leggermente spettrale e la decorazione praticamente invisibile fino a quando il bicchiere non viene posto in piena luce.

 

Come identificare i bicchieri d’epoca georgiana

Un autentico bicchiere antico mostrerà irregolarità e asimmetrie risultanti dalla soffiatura manuale. Potrebbe anche aver riportato graffi e altri segni d’usura sulla base, anche se sono difetti non molto difficili da falsificare.

I bicchieri d’epoca georgiana danneggiati hanno uno scarso valore di mercato. Comunque le sbeccature sul bordo e sul piede possono essere facilmente molate. I bicchieri molati in genere hanno bordi più sottili. Poiché i bicchieri non sono quasi mai marcati, non c’è modo di attribuire loro il nome di un particolare produttore.

La datazione fa riferimento alla forma del bicchiere, alla decorazione e alla qualità del vetro.

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Ricorda che, se sei alla ricerca di tali articoli, di assicurarti il parere di un esperto per essere sicuro di aver trovato esattamente quello che stavi cercando. Buona collezione!

Sharen

 

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